Quando dico "parlatene" in realtà sto chiedendo tre cose diverse, e mescolarle insieme non aiuta nessuno.
La prima è raccontarmi come va con quello che avete comprato. Questo molti di voi lo fanno già, spesso su WhatsApp, con parole che mi restano addosso per giorni. Ve ne sono grata ogni volta.
La seconda è permettermi di rendere pubblico quel racconto — con il vostro nome, un'iniziale, o in forma anonima, come preferite. È un passo in più rispetto al primo, perché quello che era tra noi due diventa visibile ad altri.
La terza è che siate voi stessi a condividere in prima persona: un tag, una storia, una foto pubblicata sul vostro profilo. Questa è la richiesta più grande, ed è giusto che lo sia: chiede più esposizione, più fiducia, più tempo.
Le tratto come fossero la stessa cosa da anni. Non lo sono, e mi scuso se questo ha creato confusione invece di chiarezza.
Qualche anno fa mi arrivava di tutto, spontaneamente: foto di bambini appena nati, racconti di parto, immagini dei primi mesi passati sul cuscino allattamento. Da un po' non è più così, e all'inizio pensavo di aver sbagliato qualcosa nel modo di chiedere.
Poi ho capito che il cambiamento non è nel mio modo di chiedere, ma nel mondo attorno: oggi si è molto più attenti a dove finiscono le foto dei propri figli, ed è un'attenzione giusta, che rispetto senza riserve. Quello che prima era un gesto naturale — mandare una foto a chi conosci ai mercati — oggi richiede una rassicurazione che prima non serviva.
Quindi provo a darla, qui, una volta per tutte.
Se mi scrivete come vi state trovando con un prodotto, resta tra noi finché non vi chiedo esplicitamente il permesso di condividerlo — e se lo chiedo, decidete voi come: nome, iniziale, anonimo.
Se mi mandate una foto o un video, decidete voi cosa far vedere: solo il prodotto, un dettaglio, un volto coperto, o tutto. Prima di pubblicare qualsiasi cosa vi mando sempre un'anteprima, e se qualcosa non vi convince più, si cambia o non si pubblica.
Non c'è una richiesta giusta e una sbagliata. C'è solo quello che vi va di fare, quando vi va.
Un cuscino fatto con cura si spiega quasi da solo a chi lo prova. Il problema è farlo arrivare a chi ancora non lo conosce, e lì da sola non basto: servono le vostre parole, molto più delle mie. Non è marketing, è la stessa fiducia che si costruisce tra due persone che si conoscono — solo che oggi passa anche da uno schermo, non solo da una voce a un banco.
Se avete letto fin qui, probabilmente siete già tra chi questa fiducia me l'ha data più volte. Grazie — davvero.